Ansia di comunicare (1962) Aurelio Caminati
Ogni qual volta lo vogliate. Qui, potete sussurrare, raccontare, gridare… la solitudine
Ansia di comunicare (1962) Aurelio Caminati
Ogni qual volta lo vogliate. Qui, potete sussurrare, raccontare, gridare… la solitudine
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Perchè anch’io spesso abbraccio malinconicamente la solitudine.
Soli tra gli altri
La dignità dell’ Essere
La cosa per me ancora del tutto strabiliante è osservare ad un Master, circa un mese fa, giovani laureati provvisti per logica di cultura e affini, prendere in giro due o tre elementi facenti parte del nostro gruppo, solo perchè più timidi, riservati o impacciati. E, mi sono anche detta: “ sono insicuri, lo fanno in un contesto in cui si è in un certo senso messi alla prova, si vuol fare bella figura…” Certo, in parte vero nei consueti meccanismi di gruppo, o meglio di branco, in cui c’ è sempre un leader leone e ci sono le pecore belanti che lo assecondano. Poi, esiste il capro espiatorio, ossia colui o colei che assorbe tutta questa orgia di parole spesso e volentieri lanciate dietro la faccia, oltrepassando gli occhi fino a ferirne l’ anima.
Allora mi sono anche domandata se per uno strano e arcano fato potessi essere stata catapultata entro una puntata dei “confini della realtà” in cui si narra la storia di un asilo in cui bambini, i
quali parlano tra loro di Cesare Lombroso, l’antico padre della Criminologia, paiono commettere l’ efferato crimine di uccidere un bambino che di nome fa Rispetto.
Così, dopo un periodo di interrogativi, mi sono ritrovata a dubitare di una me stessa, forse ipersensibile, forse intollerante. O magari paranoica? Tutti pseudo nomignoli che percepisco nell’ aere come precognizione di echi di voci sterili poichè già vissute.
Credo sia arrivata la realtà in cui la sensazione di insicurezza legata alla confusione mentale data da coloro che si nutrono di un apparire superiore dal diverso da sé, lasci il posto ad una ferrea consapevolezza. L’ altrui da sé esiste perché ha diritto di esistere nella propria, semplice e complicata unicità…
E in questi casi le parole si sprecano e il silenzio parlerebbe di se stesso.
Commento di scribacchina — Aprile 1, 2006 @ 9:08 am