@.C.N.A. @nagrafe Clochard nell’ Anima

Cigni che muoiono. La dignità?

  Muoiono i cigni.

Proprio come un segnale divino. La profezia di una fato già annunciato da premonizioni millenarie di sedicenti Nostradamus del passato. Sembra di assistere ad una
rappresentazione continua di un balletto del “Lago dei Cigni” e di un pubblico esigente di bis.
Secondo il pensiero del compositore, Ciaikovski, l'uomo è predestinato a soffrire e il suo soggiorno sulla terra è un supplizio che lo fa ricadere nel nulla. E se avesse previsto la realtà dell’ Oggi?…

Una ragazzina di quattordici anni stuprata dal patrigno che ascolta la sentenza di un giudice, il quale sminuisce il reato di violenza sessuale perchè: “Lei non è più vergine”.
Altri giovani quattordicenni che in gruppo abusano sessualmente di bambini della stessa età.
E ancora madri che uccidono i figli e diventano protagoniste richiestissime di

talk-show.

La realtà che supera la fantasia di un maestro dell’ horror, in un delirio di persone non morte che
per vivere abusano di cocaina, psicofarmaci, alcool e affini, fino a negare la normale dignità di essere se stessi.
Tutto ciò, per diventare a loro volta i protagonisti di un teatrino della crudeltà, mossi da un sadico burattinaio.

E continuano a morire i cigni. Oggi, domani, in un altro giorno dissimile per tempo da Ieri fino a ritrovarne il senso in una poesia di William Buttler Yeats, "Leda and the Swan", in cui si intravede il mito di Zeus, Giove, che per amore di Leda si trasformò in un cigno. O in
Eratostene, che innamoratosi della ninfa Nemesi, figlia della Notte e di Oceano, non corrisposto nel sentimento d’ amore, perpetuasse un piano ben congeniato per prenderla con l’inganno. Ordinò ad Afrodite di mutarsi in aquila e di inseguirlo mentre lui assumeva l’aspetto di un bellissimo quanto indifeso cigno che cerca di sfuggire agli artigli del rapace.
Oppure, nel pianto ininterrotto di un amico, causato dal dolore lancinante per la morte del caro e amato Fetonte. La sua sofferenza commosse gli dei, i quali trasformarono il dolcissimo amico in un bianco cigno.

Così, come gli antichi babilonesi che sulla base dell’ osservazione celeste, traevano i segni per l’ avvenire sulla terra. Così come gli egizi denominarono cigno una costellazione del cielo rappresentativa nella forma e per leggenda del mito.
Così, oggi, il cadavere del cigno, incute nell’ uomo la paura più cupa di rendersi infetto nel corpo. La morte pare gridare il silenzio di ogni voce che tace, innocente, nell’
ombra della giustizia degli in-giusti.

Muoiono i cigni. Proprio come un segnale divino. La profezia di una fato già annunciato da premonizioni millenarie di sedicenti Nostradamus del passato. Sembra di assistere ad una
rappresentazione continua di un balletto del “Lago dei Cigni” e di un pubblico esigente di bis.
Secondo il pensiero del compositore, Ciaikovski, l'uomo è predestinato a soffrire e il suo soggiorno sulla terra è un supplizio che lo fa ricadere nel nulla. E se avesse previsto la realtà dell’ Oggi?…

Una ragazzina di quattordici anni stuprata dal patrigno che ascolta la sentenza di un giudice, il quale sminuisce il reato di violenza sessuale perchè: “Lei non è più vergine”.
Altri giovani quattordicenni che in gruppo abusano sessualmente di bambini della stessa età.
E ancora madri che uccidono i figli e diventano protagoniste richiestissime di talk-show.

La realtà che supera la fantasia di un maestro dell’ horror, in un delirio di persone non morte che
per vivere abusano di cocaina, psicofarmaci, alcool e affini, fino a negare la normale dignità di essere se stessi.
Tutto ciò, per diventare a loro volta i protagonisti di un teatrino della crudeltà, mossi da un sadico burattinaio.

E continuano a morire i cigni. Oggi, domani, in un altro giorno dissimile per tempo da Ieri fino a ritrovarne il senso in una poesia di William Buttler Yeats, "Leda and the Swan", in cui si intravede il mito di Zeus, Giove, che per amore di Leda si trasformò in un cigno. O in
Eratostene, che innamoratosi della ninfa Nemesi, figlia della Notte e di Oceano, non corrisposto nel sentimento d’ amore, perpetuasse un piano ben congeniato per prenderla con l’inganno. Ordinò ad Afrodite di mutarsi in aquila e di inseguirlo mentre lui assumeva l’aspetto di un bellissimo quanto indifeso cigno che cerca di sfuggire agli artigli del rapace.
Oppure, nel pianto ininterrotto di un amico, causato dal dolore lancinante per la morte del caro e amato Fetonte. La sua sofferenza commosse gli dei, i quali trasformarono il dolcissimo amico in un bianco cigno.

Così, come gli antichi babilonesi che sulla base dell’ osservazione celeste, traevano i segni per l’ avvenire sulla terra. Così come gli egizi denominarono cigno una costellazione del cielo rappresentativa nella forma e per leggenda del mito.
Così, oggi, il cadavere del cigno, incute nell’ uomo la paura più cupa di rendersi infetto nel corpo. La morte pare gridare il silenzio di ogni voce che tace, innocente, nell’
ombra della giustizia degli in-giusti.

1 Commento »

  1. Tommaso è una di queste penose in-giustizie.

    Già!

    Commento di Leda — Aprile 3, 2006 @ 6:43 pm


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